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Una Capitale senza freni PDF Stampa E-mail
Giovedì 09 Settembre 2010 09:50
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Campidoglio1
IL CASO. Un decreto del Federalismo fiscale sposta molte competenze alla città svuotando Regione e Provincia.

Si chiama Roma Capitale, ma forse sarebbe più appropriato chiamarlo Roma Città Stato. Si tratta di uno dei decreti legge sul federalismo fiscale che dovrebbe essere approvato entro il 20 settembre prossimo, data di anniversario della breccia di Porta Pia, che ridisegna il quadro delle competenze assegnate dallo Stato all’amministrazione comunale di Roma. In 37 pagine composte di 54 articoli, si traccia il nuovo potere di cui sarà investito il sindaco della città eterna, che di fatto svuota di competenze altri enti come Provincia e Regione, e getta le basi per una città “autonoma” e “indipendente” dallo Stato, capace di legiferare su qualsiasi fronte.

In particolar modo una svolta di portata eccezionale sarà quella sul fronte urbanistico ed edilizio: la città di Roma potrà difatti approvare i regolamenti edilizi e adottare autorizzazioni a costruire, in deroga agli standard regionali, e senza bisogno del nulla osta della Provincia; i due enti di prossimità potranno formulare “osservazioni” sulla conformità del piano regolatore ai rispettivi piani territoriali. Lo Stato inoltre non sarà più libero di istituire nuove aree naturali, se non “previa intesa con l’amministrazione”.

Se sarà dunque Roma a decidere dove costruire e dove poter istituire aree protette, sarà sempre Roma a decidere in merito a demolizione fabbricati abusivi, costruzione di autostrade, raccordi, strade non statali, parcheggi e quali sono i valori limite della qualità dell’aria, che potrà quindi essere giudicata buona anche se con valori differenti rispetto ad altre città dove gli stessi valori rappresenterebbero la soglia di allarme.

Una rivoluzione che riguarda praticamente tutto: pianificazione territoriale, servizi, sviluppo, beni storici e ambientali, vendita di animali selvatici, protezione civile, pompe di benzina, farmacie, mercati, giornalai, monumenti e perfino l’aria che si respira. Sarà il sindaco a decidere ad esempio sulle licenze dei camionisti, sarà il sindaco a concedere delle aree per “la circolazione fuoristrada di mezzi per lo svolgimento di attività sportive” senza previa autorizzazione della Regione, sarà il sindaco a detenere tutti i poteri sulle risorse idriche, e sarà sempre il sindaco a decretare i requisiti per la somministrazione di cibo e bevande (ristoranti e bar ndr), così come nelle mani del primo cittadino saranno concentrate le competenze in materia di fonti rinnovabili, elettricità, energia nucleare, petrolio e gas”.

Alla Regione resterebbe la prerogativa della materia sanitaria. Roma si appresta dunque a diventare una sorta di “repubblica”  a parte, e c’è chi teme si tratti solo di un primo passo verso quello che sembra un ritorno alla città-stato, in nome del federalismo e del’autonoma. Per Angelo Bonelli, capogruppo regionale e presidente nazionale dei Verdi, «la bozza Calderoli-Alemanno è da rigettare, perché una sua approvazione metterebbe una seria ipoteca sul futuro di Roma, sulle condizioni di vivibilità della città e sulla salute dei cittadini». Una nuova breccia, dopo quella di Porta Pia, che centocinquanta anni dopo rischia di dividere il Paese in micro stati.

 

di Giulio Finotti

 

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