|
I costi degli asili mancanti |
|
|
|
|
Giovedì 09 Settembre 2010 09:46 |
LA DENUNCIA. Quasi un bambino su due non trova posto nei nidi comunali. E i bilanci familiari ne risentono.
18.600 bimbi in fila per 10.000 posti. Questa la drammatica fotografia tracciata da uno studio degli asili romani realizzato dalla Cgil Fp che al rientro dalle ferie le famiglie romane si trovano ad affrontare. Saranno quindi ben il 45% degli aventi diritto a vedersi sbarrare il cancello degli asili tra breve, con conseguenze drammatiche per chi ha deciso di avere figli nella Capitale. «Difficoltà per tutte le famiglie, ma specialmente per le donne lavoratrici che, al contrario di ciò che afferma costantemente il centrodestra affermando il proprio sostegno alle famiglie, si troveranno a dover scegliere se continuare a lavorare o accudire i figli, con tutte le conseguenze del caso in un periodo di crisi economica» afferma Angelo Bonelli, presidente nazionale e Capogruppo in Regione Lazio dei Verdi. I conti sono crudi. Per poter inserire un figlio per un anno in un asilo privato ognuna delle 8000 famiglie escluse si troverà a dover pagare 5.000 euro l’anno, che diventano 10.000 se si pensa che ogni bimbo di solito frequenta l’asilo per due anni. «In base ai calcoli che abbiamo effettuato in totale le 8000 famiglie escluse si troveranno a dover sborsare 40 milioni di euro l’anno per poter usufruire di un servizio che in altri paesi è garantito dal pubblico. – prosegue Bonelli – Si tratta di risorse che finiranno dalle tasche dei cittadini in quelle dei privati. È l’ennesimo caso nel quale si favorisce il privato a discapito del pubblico e dei cittadini». La vicenda degli asili nido a Roma, però, non è solo una questioni di posti e soldi, quest’anno. Sempre la ricerca dell’Cgil, infatti, punta il dito sulla gara d’appalto che la giunta di centrodestra ha presentato per affidare la gestione di sei asili nido comunali a dei privati convenzionati. Secondo la Cgil Fp, infatti, l’importo di base indicato nel bando è troppo basso per garantire gli standard minimi fissati dal Cnel: mancano 100 euro mese per bambino. Questo fatto produrrà nelle sei strutture interessate o un salario più basso per il personale, o un affollamento maggiore degli asili del 15%. Comunque vada un abbassamento della qualità dei servizi. Siamo lontani anni luce da politiche europee per la famiglia, come quella francese che ha invertito il calo demografico. «Tutto ciò è il risultato dell’assalto alle politiche sociali del nostro Paese di una finanziaria che non ha voluto finanziare le fasce più deboli. Ricordiamo che – conclude Bonelli - con un aereo militare caccia Euro-fighter, che costa 120 milioni di euro, si possono costruire 83 asili nido, e in Italia spendiamo circa 30 miliardi di euro in cacciabombardieri». Mentre dal centrodestra arrivano commenti che hanno il sapore di una beffa. «L’apertura dei nuovi asili nido in concessione, prevista per dicembre del 2010 e nel 2011 – afferma l’assessore alle Politiche Educative Scolastiche del Comune di Roma, Laura Marsilio - consentirà di rafforzare il sistema integrato tra pubblico e privato». Nel frattempo l’anno scolastico è iniziato e per le famiglie dei bimbi esclusi l’unica opzione possibile è quella di del nido privato.
di Sergio Ferraris
|