| Non c’è spiaggia, non c’è mare |
|
|
|
| Mercoledì 04 Agosto 2010 10:22 |
|
Non c’è nulla da fare. Sono caduti a uno a uno molti dei muri in giro per il Mondo ma quello che separa i cittadini romani dal loro mare a Ostia non cede di un millimetro. Non sono bastate le lotte decennali dei Verdi, la recente manifestazione sul “Mare in gabbia” e le verifiche di Legambiente che come ogni anno ha tentato di dare l’assalto alla battigia romana, alzano su Ostia, alla fine, la bandiera nera.
La maggioranza degli stabilimenti, sei su dieci, impongono il pagamento del biglietto d’ingresso, prassi illegale secondo il codice della navigazione, agli ignari bagnanti che non sono informati dei propri diritti. È caduto nel vuoto, infatti, anche l'articolo tre dell'ordinanza di balneazione del Comune di Roma firmata dal Sindaco di Roma che obbliga i titolari delle concessioni ad affiggere un cartello, bene in vista e su ogni accesso, con scritto in italiano e in inglese: «L'accesso e il transito sugli arenili sono liberi e gratuiti per il raggiungimento della battigia».
«La maggioranza degli esercenti del litorale romano sequestrano il mare a discapito dei cittadini, mettendo in atto quella che è una vera e propria estorsione alla luce del Sole. – afferma Angelo Bonelli, presidente nazionale, e capogruppo regionale dei Verdi- Tra gli stabilimenti che mettono in catene le spiagge ci sono i più grandi che fatturano milioni di euro a fronte del pagamento di canoni demaniali ridicoli, 0,20 centesimi di euro al mese per metro quadro, che anziché puntare sui servizi agli utenti preferiscono imporre delle odiose gabelle e attentano al territorio visto che l’85% del litorale di Ostia è cementificato». Secondo i Verdi la negazione dell'accesso al mare deve essere sanzionata dalla Procura della Repubblica con il ritiro delle concessioni demaniali, ai sensi del Codice della navigazione, perché non è possibile che la gestione di un bene pubblico come gli arenili, sia condotta in totale spregio dei diritti dei cittadini.
Legambiente nella sua verifica si è trovata di fronte a spiagge inaccessibili, muraglioni, tornelli e Recinzioni, tutti ostacoli difficilmente superabili dai bagnanti.«Alla prova dei fatti - spiega Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio - la situazione, rispetto agli anni scorsi, non sembra essere migliorata. Per questi motivi la Goletta Verde di Legambiente ha assegnato al “lungomuro” di Ostia la bandiera nera». Gli stabilimenti nei quali gli “ispettori” di Legambiente sono riusciti a “piantare” l’asciugamano entro i fatidici cinque metri dal bagnasciuga sono quattro: Plinius, Gambrinus, Faber e Lambuca beach, mentre quelli che hanno resistito al pacifico assalto ecologista, imponendo il biglietto sono i lidi: Arcobaleno, Battistini, Kursaal, Sporting Beach, Anema e Core e Shilling.
«Invitiamo i cittadini a far valere i propri diritti, scaricando il manuale di autodifesa del bagnante, che noi Verdi abbiamo realizzato, dal sito www.verdi.it – conclude Bonelli - e chiamando i vigili urbani per garantire l'accesso alle spiagge, poiché è necessario che sia rispettata sia la legge».
di Sergio Ferraris |





