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Ostia, stop al parto naturale PDF Stampa E-mail
Mercoledì 28 Luglio 2010 10:08
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Per fortuna è andato tutto bene. Sta bene la bambina nata in un auto, in seguito alla chiusura della Casa Parto Acqualuce. Sono però almeno altre cinque le donne che hanno seguito tutto il percorso della gravidanza fisiologica, presso la struttura di Ostia, per le quali si avvicina il momento del parto. Tante altre si sono ritrovate in una lista di attesa bloccata, in seguito alla chiusura del centro. L’allarme era partito il 16 luglio scorso, con una lettera firmata dal dottor Pierluigi Palazzetti, responsabile dell’attività della Casa Parto, e dalla dottoressa Rita Gentile, responsabile delle Ostetriche.

 

La Casa Parto Acqualuce, di Ostia ha concluso la fase sperimentale, iniziata nel giugno 2009 – recitava la missiva indirizzata agli utenti - e in attesa della messa a regime della struttura, ovvero degli adempimenti burocratici e delle autorizzazioni che devono giungere dalla Regione, sospende tutte le sue attività. In altre parole, niente più parti in quella che fu presentata, agli inizi di marzo del 2009, come la prima struttura del centro-sud, in grado di assicurare una tipologia ed una metodologia del parto naturale in grado di rispondere alle esigenze della donna e del bambino, rispettando i loro ritmi e considerando il parto stesso come un evento importante dal punto di vista psico-affettivo, e non solo medicalizzato.

 

Dunque, niente più parti. Un colpo al cuore specialmente per le decine di donne in lista d’attesa da mesi, che pensavano di poter partorire nella struttura “Acqualuce”, con metodi non invasivi. Una modalità di parto poco utilizzata in Italia, tanto che le strutture di questo tipo si possono contare sulle dita di una mano, mentre per l’Oms più dell’85% dei parti potrebbe avvenire in maniera fisiologica.  A mobilitarsi erano stati subito i Verdi, che hanno partecipato ad una prima riunione di emergenza con il presidente nazionale Bonelli: “la chiusura della Casa Parto naturale ‘Acqualuce’ dell’ospedale Grassi di Ostia è incredibile e sintomatica di quale sia la logica dei tagli della Regione sulla sanità”. Queste erano state le prime parole del leader ecologista che spiegava: “La struttura, nella quale sono stati effettuati 36 parti naturali, ma che ha delle potenzialità molto maggiori, vista la lunga lista d'attesa, risponde alle richieste di un'assistenza sanitaria di qualità riducendo l'ospedalizzazione del parto e facendo fare economie anche alla sanità, visto che un parto naturale costa all'assistenza sanitaria pubblica circa 1.500 euro contro i 4.000 di un parto cesareo effettuato in ospedale”.

 

E non hanno mancato di far sentire la propria voce le mamme e le donne in attesa di partorire presso la struttura, che sabato scorso hanno accolto proprio il presidente del Lazio, Renata Polverini, con striscioni e slogan di protesta. “Vedremo come sistemare il tutto” è stato il commento della presidente, che aveva annunciato una soluzione entro martedì di questa settimana (ieri ndr). Proprio nella giornata di ieri il direttore sanitario Asl RmD, Maurizio Vittucci, informava di una telefonata intercorsa tra Polverini e il direttore sanitario dell’ospedale Grassi, Lindo Zarelli, in cui sarebbero state fornite assicurazioni su un’immediata riattivazione della struttura.

 

di Giulio Finotti

 

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