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Notizie dalla regione
La protesta dei ricercatore universitari.«No ai tagli della legge Gelmini» PDF Stampa E-mail
Giovedì 20 Maggio 2010 14:23
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ricercatori

 

ROMA - Tre minuti di fischi ininterrotti per dire «no al disegno di legge Gelmini sull’università». Così il flash mob degli studenti della Sapienza ha animato il sit-in di alcune centinaia di ricercatori, lavoratori e studenti delle università romane, e non solo, che si sono dati appuntamento – mercoledì – davanti al Senato, dove è in corso la discussione sul decreto per la riforma universitaria. Per i ricercatori, gli atenei rischiano di «non riuscire ad assicurare il funzionamento ordinario delle università dal gennaio 2011, a causa dei significativi tagli ai bilanci».

 
Nuvole sul futuro scalo di Viterbo. l'Enac dice no a nuovi aeroporti PDF Stampa E-mail
Giovedì 20 Maggio 2010 14:15
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viterbo

 

ROMA - «Nuovi aeroporti? Non sono assolutamente necessari». Lo dichiara il presidente dell'Enac, Vito Riggio, nel presentare il rapporto 2009 dell'Ente per l'aviazione civile. Parole che sembrano un macigno sulla già tormentata strada dell'aeroporto di Viterbo, destinato a diventare il secondo scalo della Capitale.

 
Tor Vergata, occupato il rettorato dagli studenti PDF Stampa E-mail
Mercoledì 19 Maggio 2010 11:17
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Tor_VergataAtenei romani in agitazione. Come le altre università italiane anche Tor vergata e Roma Tre sono scese sul piede di guerra contro la riforma del governo Berlusconi. Una protesta che alla Sapienza ha visto la saldatura tra le istanze del personale (docenti, tecnici e amministrativi) e degli studenti.

Tor vergata. I ricercatori di Tor Vergata, dopo un'assemblea d'ateneo convocata alle 10, hanno "preso" il rettorato e rimarranno in occupazione fino a questa sera. Sul cavalcavia del Grande Raccordo Anulare, nei pressi della Romanina, è stato anche calato uno striscione.

 



Sapienza. L'assemblea del personale e degli studenti della Sapienza ha proclamato, per il prossimo ottobre, "lo stato di agitazione e la mobilitazione generale dell'intera comunità universitaria". È Quanto è stato deciso alla fine dell'assemblea di ateneo che si è tenuta oggi in aula magna per discutere le iniziative da adottare. La mobilitazione sarà messa in atto "attraverso il rifiuto degli incarichi didattici da parte dei precari e dei ricercatori, iniziative di lotta del personale tecnico amministrativo, con scioperi a scacchiera nei servizi, e mobilitazioni generali degli studenti". La Sapienza, si legge nella mozione votata dall'assemblea di oggi, protesta "contro il ddl Gelmini e contro i tagli all'Ffo (il Fondo di funzionamento ordinario, ndr)" e chiede "un finanziamento adeguato per il sistema universitario". No anche al "blocco delle assunzioni che priva i precari di ogni possibilità di stabilizzazione", sì, invece, ad "un piano di assunzioni straordinario". Alla fine dell'assemblea era prevista l'occupazione simbolica degli uffici del rettorato, ma il capo di ateneo, Luigi Frati, ha 'anticipato' l'azione del personale e degli studenti decidendo di partecipare alla parte finale dell'incontro e sottolinenando che "la riforma contiene evidenti illogicità, tra cui il sottofinanziamento alle università e il nuovo percorso indicato per le carriere dei ricercatori (contratti di 3 anni, rinnovabili per altri 3 ma solo a patto che gli atenei abbiano i fondi necessari per la successiva assunzione, ndr)".

I ricercatori di Architettura, Ingegneria, Lettere e Chimica hanno ribadito la loro adesione all'appello lanciato dal Coordinamento nazionale di rinunciare alle ore di didattica non obbligatorie per legge a partire dal settembre prossimo. "Una misura estrema - spiegano - che non vuole andare contro gli studenti, ma che serve a sottolineare la situazione drammatica cui questa riforma vuole portarci: dismissione dell'università pubblica, creazione di un esercito di precari e mancato riconoscimento del nostro ruolo di ricercatori e di docenti a tutti gli effetti".

Roma Tre. Sul piede di guerra anche Roma Tre, dove è in corso un'assemblea d'ateneo che porterà all'occupazione simbolica del Rettorato in via Ostiense. Domattina alle 10 è previsto invece l'appuntamento comune per tutto il mondo della ricerca e dell'università. Studenti, ricercatori e prof si ritroveranno davanti Palazzo Madama per protestare contro il passaggio al Senato del ddl. E da Scienze della Comunicazione annunciano anche un flash mob sonoro con musica e fischietti. Poi all'una e trenta, tutti di nuovo alla Sapienza per presidiare il rettorato.

 
FEDERALISMO DEMANIALE: DOMANI SIT-IN VERDI DAVANTI AL PARLAMENTO PDF Stampa E-mail
Mercoledì 12 Maggio 2010 17:15
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venditaitalia

BONELLI: E' PIU' GRANDE SPECULAZIONE EDILIZIA STORIA DELLA REPUBBLICA

DOSSIER SULLA SVENDITA DEL BEL PAESE

ROMA - PIAZZA MONTECITORIO - DAVANTI OBELISCO
GIOVEDI' 13 MAGGIO - ORE 12.00
Domani giovedì 13 maggio alle ore 12.00 si svolgerà un sit-in dei Verdi davanti piazza Montecitorio (spazio di fronte all'obelisco) per protestare contro il 'Federalismo demaniale'. Nel corso della manifestazione verrà presentato un dossier su come il governo intende 'svendere' il Belpaese. Alla manifestazione parteciperà il presidente nazionale dei Verdi Angelo Bonelli.
"Il Federalismo demaniale è la più grande speculazione edilizia ed immobiliare della storia della Repubblica italiana". Ha dichiarato il presidente nazionale dei Verdi Angelo Bonelli che aggiunge: "Il vero obiettivo di questa operazione è la cessione di edifici di edifici dello stato, monumenti ed aree agricole a società e grandi costruttori".
"Viene richiamato esplicitamente l'articolo 58 della legge sullo sviluppo economicoco (113/2008) che insieme alla cessione dei beni pubblici prevede la variante urbanistica - conclude Bonelli -. Significa che si potranno cementificare le aree agricole e verdi del paese".
Roma, 12 maggio 2010
 
Il polo dell’energia sporca PDF Stampa E-mail
Mercoledì 12 Maggio 2010 10:24
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MONTALTO

Sperimentare energia sporca. Questa potrebbe diventare la vocazione dell’Alto Lazio nel giro di pochi anni. Mentre si avvia a diventare pienamente operativa, non senza problemi visti i ripetuti incidenti anche mortali, la centrale a carbone di Torrevaldaliga Nord, diventano sempre più consistenti le ipotesi che vedono Montalto di Castro diventare il più grande polo nucleare in Italia, con l’installazione di due reattori Epr, per un totale di 3.300 MWe. E che la prima pietra del nucleare in Italia sarà posata proprio a Montalto lo indicano diversi indizi, come la disponibilità della rete elettrica, ladisponibilità d’acqua e delle prese a mare già realizzate per i due vecchi reattori nucleari, la  bassa, ma non nulla, sismicità del sito, la, relativamente, scarsa densità di popolazione, e la disponibilità dei terreni da parte di Enel. Poi è arrivata anche la benedizione del numero uno di Edf, Pierre Gadonneix, che durante un tour per osservare i possibili siti nucleari italiani ha commentato: «Montalto è un ottimo sito per una centrale nucleare. Le centrali italiane sorgeranno innanzitutto accanto a quelle “storiche” ed è un peccato vedere i resti dei due reattori di Montalto non terminati». Ma l’offensiva delle vecchie energie nella zona non si ferma qui. Ci sarebbe il tentativo di riattivare il gruppo rimasto inattivo di Torrevaldaliga sud, di proprietà di Tirreno Power, convertendolo a carbone, mentre troppo spesso si affaccia l’ipotesi di far funzionare gli impianti a carbone anche con i rifiuti. E a tutto ciò si aggiungono le ipotesi di sequestro sotterraneo della CO2 in zona, i cui studi di fattibilità sono già partiti, ma sulla cui affi- dabilità sono molti a puntare il dito visto che si tratta di una tecnologia mai utilizzata prima, costosa e sulla cui sicurezza non c’è nessuna certezza. L’Agenzia per la sicurezza nucleare, organo che in altri paesi fa le pulci ai progetti, bloccandoli come è successo nella filonucleare Francia, è a oggi un’entità astratta, finanziata poco e male e che non si sa quando vedrà la luce. E i costi del nucleare aumentano anche sul fronte del combustibile. Se da un lato le stime circa le riserve accertate, le uniche su cui si può contare effettivamente, ci dicono che queste basteranno solo per i prossimi trenta anni, da un altro punto di vista si punta sull’estrazione assolutamente ipotetica di uranio dall’acqua marina, dalle rocce e, questa è la novità, dalle ceneri delle centrali a carbone come quella di Civitavecchia. E ovviamente, come in molti aspetti del nucleare, non si a quali costi. Comunque vadano le “nuove tecnologie” nucleari, sulle quali il mondo della finanza, Moody’s, Fitch e Citigroup in testa, è molto scettico, sembrano guidate più da un’armata brancaleone che da una strategia energetica degna di questo nome. Prova ne è l’agitarsi della principale azienda nucleare francese, l’Areva, che dopo aver litigato in casa propria, esattamente per le questioni di prezzo legate al combustibile atomico con Edf, ora è alla disperata ricerca di nuovi mercati dove piazzare i propri ingombranti e pericolosi reattori, dopo aver perso in nazioni come il Sud Africa e gli Emirati Arabi. E purtroppo, per ora, uno dei luoghi dove l’atomo ha trovato un sito è proprio Montalto di Castro, ma la partita non è ancora chiusa.

Sergio Ferraris
TERRA
 


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