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Emergenza carceri, sciopero della fame della polizia penitenziaria nel Lazio PDF Stampa E-mail
Lunedì 22 Marzo 2010 18:03
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carcere_big_401_x_175ROMA - Scioperi della fame e permanenza a oltranza nelle carceri di Lazio e Piemonte. Leo Beneduci, segretario dell'Osapp (Organizzazione sindacale autonoma della polizia penitenziaria), ha annunciato una clamorosa protesta dopo l'incontro con il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, sul piano carceri. E a fotografare la situazione esplosiva dietro le sbarre ci ha pensato la Comunità di Sant'Egidio che ha diffuso i dati sul sistema giudiziario.

 

A marzo 2010 i penitenziari italiani hanno raggiunto il loro «record storico»: ben 67.271 detenuti in strutture che al massimo potrebbero accoglierne 42 mila. Un sovraffollamento che si registra nonostante il netto calo dei reati. «Il sistema giudiziario italiano è malato, ormai al collasso, perché il carcere non può essere l'unica risposta al problema sicurezza. Bisogna aprire alle misure alternative», afferma il portavoce della Comunità di Sant'Egidio, Mario Marazziti.

Il nuovo carcere di Rieti (da «Il giornale di Rieti»)

SCIOPERO DELLA FAME – Da tempo l'Osapp denuncia le condizioni «insopportabili» di vita e di lavoro nelle carceri. «Nell'attuale disastro penitenziario italiano – denuncia Beneduci - gli unici problemi che si vogliono affrontare sono quelli delle nuove carceri da costruire. In realtà, il sistema ha da tempo perso qualsiasi parvenza di umanità per il personale e per i detenuti». Secondo il sindacato degli agenti penitenziari, il problema va «affrontato nel complesso e non solo dal punto di vista delle infrastrutture. Basta vedere il caso di Rieti: un nuovo carcere pronto e consegnato da mesi e non in grado funzionare in mancanza di personale». Secondo l'Osapp, «i 700 milioni di euro nel 2010 e il miliardo e mezzo di euro nel triennio per le nuove carceri dovrebbero essere destinati a una reale riforma del sistema: aumentare gli addetti di polizia penitenziaria, depenalizzazione dei reati di minore allarme e pericolosità e il reale reinserimento sociale dei reclusi. Così i vantaggi sarebbero molteplici anche in termini di maggiore sicurezza per l'intera collettività". Per protestare contro questa situazione, gli agenti penitenziari di Lazio e Piemonte hanno deciso lo sciopero della fame e l'autoconsegna nelle caserme, cioè la permanenza all'interno dell'istituto anche dopo il turno di servizio senza quindi raggiungere i propri familiari.

Proteste al carcere romano di Rebibbia (Ansa)

 

«NECESSARIE MISURE ALTERNATIVE AL CARCERE» - «Il numero incredibile di suicidi, 18 solo in questi primi mesi del 2010, è un evidente segnale delle situazioni insostenibili nei carceri» afferma Marazziti. Anche Sant'Egidio chiede una riforma del sistema giudiziario che ponga l'accento sulle misure alternative. La Comunità ha calcolato che per chi ha scontato tutta la pena in carcere c'è un tasso di recidiva medio del 66%. Mentre, nel 2009, solamente il 5% di chi ha usufruito di misure alternative è tornato in carcere. «Nessun sistema può reggere se ai reati nuovi ogni anno si aggiungono 2/3 di quelli vecchi. In questo senso, il ddl Alfano sul piano carceri va bene – aggiunge Marazziti - e speriamo che il suo iter legislativo proceda. Non si rischia di generare insicurezze nel Paese, se chi deve scontare l'ultimo anno può uscire con misure alternative vere o se addirittura, chi deve scontare condanne fino a tre anni, può già, nel corso del processo, essere assegnato ad altri percorsi. Ma il ddl Alfano non è sufficiente, non è l'unico provvedimento necessario per risolvere l'emergenza carceri».

 

LA RICETTA DI SANT'EGIDIO - Per Marazziti bisogna far capire alla collettività che c'è più sicurezza nell'inventare misure alternative piuttosto che ricorrere esclusivamente al carcere. «Noi proponiamo alcune soluzioni – aggiunge – per il miglioramento delle condizioni in carcere. La prima è la creazione di strutture socio-sanitarie per permettere di scontare la pena in misura alternativa ad anziani e disabili, donne con bambini, persone senza dimora e malati oncologici. Occorrono poi misure alternative al carcere: per i tossicodipendenti, l'ingresso direttamente in comunità terapeutiche senza passare per il carcere in attesa della convalida dell'arresto; favorire sanzioni amministrative per reati di lieve entità; l'investimento di maggiori risorse per il lavoro interno ed esterno come primo passo per il reinserimento nella società».

 

LA SITUAZIONE NELLE CARCERI ROMANE – Dai dati di Sant'Egidio emerge anche con chiarezza la situazione nelle carceri capitoline. In primo luogo, a Roma sono diminuiti di molto i reati: nel 2006 se ne contavano 18.448 al mese e mentre nel gennaio 2009 sono stati 12.074. Nel periodo gennaio-agosto 2009 sono diminuiti sia i furti negli appartamenti (-7% rispetto al primo semestre del 2008), le rapine (-17%) e in generale tutti i reati di criminalità in strada sono calati dal 10% al 20%. Aumentano invece le denunce di usura (252 casi, ovvero il 13% in più) e gli omicidi volontari (+6 per cento). «In generale – conclude Marazziti – nella Capitale i reati sono diminuiti. I soggetti denunciati sono scesi da 368mila a 354 mila (-4%) eppure gli arresti sono aumentati del 5%. In media 440 persone entrano in carcere ogni giorno. E questo è un chiaro esempio di quanto il sistema sia malato e abbia bisogno di essere riformato».

 

di Carlotta De Leo

 

Corriere.it

 

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