| Cassazione contram extracomunitari. |
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| Martedì 16 Marzo 2010 18:05 |
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La recente sentenza 5856 della prima sezione della Corte di Cassazione riporta alla ribalta della cronaca alcuni grandi temi, che non riguardano solo gli stranieri ma l'intero impianto giuridico che regola la convivenza civile in Italia.
Innanzitutto ricordiamo che la sentenza della Cassazione riconosce apertamente di porsi in "consapevole contrasto" con due precedenti pronunce della stessa Corte (n. 22080 del 2009 e n. 823 del 2010), infatti essa ritiene che la "necessità di accompagnare l'integrazione ed il processo educativo, formativo e scolastico del minore" non sia da annoverare tra i "gravi motivi connessi al suo sviluppo psicofisico" previsti dall'art. 31 del d.lgs n. 286 del 1998, come condizione sufficiente per riconoscere al genitore un permesso di soggiorno temporaneo. Pertanto, il genitore del minore, privo del permesso di soggiorno, può essere tranquillamente espulso dal territorio italiano perché, in parole povere, il figlio minore – secondo la Corte- non subirebbe alcun danno al suo sviluppo psico-fisico. Chiarito l'oggetto della discussione appare evidente che vengono tirate in ballo diverse fondamentali questioni che riguardano tutti noi e che enuncio solo per punti. Innanzitutto la parità di diritti tra minori italiani e minori stranieri. Il minore, che è al centro della vicenda su cui si è espressa la Corte, infatti viene privato del genitore solo per il fatto che esso è straniero. Infatti, se fosse italiano, quel genitore non verrebbe toccato. Viene poi posta la questione del rispetto delle convenzioni internazionali, liberamente sottoscritte dallo Stato Italiano. In questo caso giova ricordare che la Convenzione ONU sui diritti dell'infanzia, approvata nel 1989 e sottoscritta dall'Italia, nel preambolo afferma in maniera perentoria "che la famiglia, quale nucleo fondamentale della società e quale ambiente naturale per la crescita ed il benessere di tutti i suoi membri ed in particolare dei fanciulli, debba ricevere l'assistenza e la protezione necessarie per poter assumere pienamente le sue responsabilità all'interno della comunità" e che "il fanciullo, per il pieno ed armonioso sviluppo della sua personalità, deve crescere in un ambiente familiare, in un'atmosfera di felicità, amore e comprensione". Altre parole mi sembrano superflue. Infine c'è il tema dei temi, ossia la costituzionalità del reato di clandestinità, che è alla base della campagna di odio e di paura che viene condotta con instancabile tenacia ed indubbio successo dalla destra al Governo. Ma su questo siamo ancora in attesa della decisione della Corte Costituzionale. Concludendo, le sentenze non si commentano ma alcune si commentano da sole. Detto questo, sembra proprio che la sistematica violazione dei diritti umani e delle convenzioni internazionali stia diventando il segno distintivo dell'Italia di oggi e di Roma in particolare. Infatti la recente deportazione, verso le campagne e verso zone isolate, di centinaia di famiglie rom con bambini piccolissimi o in età scolare, è stata presentata come un successo dalla giunta di destra che governa Roma. Un successo pagato da famiglie incolpevoli e da bambini che un giorno ricorderanno quanto stanno subendo. A questo proposito anche le Nazioni Unite dicono chiaro e tondo che sono stati violati i diritti fondamentali di cui è titolare ogni essere umano. Ancora una volta alle politiche di inclusione, che richiedono pazienza ed amore per il prossimo, si preferiscono la ghettizzazione e la criminalizzazione delle minoranze. Tuttavia dobbiamo avere ben chiaro che quanto sta succedendo va ascritto esclusivamente alle responsabilità della politica, che negli ultimi 20 anni ha sempre affrontato strumentalmente il tema dell'immigrazione e dell'inclusione sociale delle minoranze etniche. Destra e sinistra, con diverse sfumature, hanno mostrato la loro arretratezza culturale e l'inadeguatezza ad affrontare i grandi mutamenti sociali prodotti dall'immigrazione. Le leggi Napolitano-Turco del 1989 e la Bossi-Fini del 2002, sono le pietre miliari di un percorso politico e culturale privo di visione, che si sta rivelando fallimentare. Per avviare finalmente un percorso virtuoso oggi le forze progressiste devono farsi carico di due battaglie fondamentali: quella per l'abolizione del reato di clandestinità e quella per l'acquisizione della cittadinanza italiana, con principi e procedure di tipo europeo ed in tempi molto più brevi di quelli attuali.
di Angelo Masetti |




