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L’inganno atomico PDF Stampa E-mail
Mercoledì 10 Febbraio 2010 16:47
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inganno

 

Eravamo in ventimila il 20 Marzo 1977 per " la festa della vita" a Pian dei Cangani,sul luogo scelto per la centrale atomica di Montalto di Castro. Erano gli anni in cui simoltiplicavano i comitati antinucleari, dal Piemonte alla Campania, il dissenso antinucleare in Italia crebbe fino ad assumere dimensioni di massa. Dissenso che diede inizio alla battaglia sulle scelte energetiche, che ha attraversato l'Italia dalla metà degli anni '70 fino agli anni '80.

 

Gli ambientalisti, smascherato l'inganno del sovradimensionamento della domanda di energia che giustificava i piani faraonici di offerta della stessa, (chi non ricorda la proposta di Donat Cattin di costruire 20 centrali nucleari?) incisero sulle scelte di politica energetica soprattutto in merito alle fonti di approvvigionamento. Molte richieste come il No al nucleare,e altre battaglie ecologiste portate avanti nei primi anni '80, furono sostanzialmente accolte almeno fino al 2000. Tutto il discorso su un modello energetico alternativo,basato sul risparmio energetico sulle fonti rinnovabili fu invece trascurato dai governi che si sono succeduti,con gravi ritardi per l'Italia rispetto ad altri paesi europei.

Il 28 Marzo 1979 un gravissimo incidente nella centrale nucleare di Three Mile Island in Pennsylvania, provocò il rilascio di una quantità significativa di radiazioni e si scongiurò una pericolosa fusione parziale del nocciolo. Il mondo temette per mesi una catastrofe di proporzioni immani ed inimmaginabili. Crebbe la sfiducia nell'opinione pubblica nei confronti dell'utilizzo del nucleare.

Il 28 Aprile del 1986 uscendo per una passeggiata,il cielo era plumbeo, gravido di scure nubi, aria pesante, atmosfera irreale. Rientrai subito, in preda ad uno strano presentimento. Di sera trapelarono le prime notizie del disastro di Chernobil (che il governo sovietico aveva invano nascosto per due giorni) quando le prime nubi cariche di radioattività iniziarono a diffondersi per tutta l'Europa. Era accaduto il più grave incidente nucleare della storia nella centrale di Cernobil, in Ucraina, con l'esplosione, lo scoperchiamento del reattore e con fuoriuscita di una nube di materiali radioattivi. La contaminazione di vaste aree intorno alla centrale rese necessaria l'evacuazione ed il reinsediamento in altre zone di circa 336.000 persone. Il bilancio ufficiale, redatto da agenzie dell'ONU, fu di 65 morti accertati e di altri 4000 presunti per tumori e leucemie su un arco di 80 anni. Tale bilancio fu contestato da associazioni antinucleari internazionali fra le quali Greenpeace che presentò una controstima di circa 6 milioni di decessi su scala mondiale nel corso di 70 anni. La tragedia di Chernobil, sopportata con grande dignità dalle popolazioni dell' Ucraina e della Bielorussia, rafforzò e fece crescere i movimenti antinucleari nel mondo. In Italia incominciammo a raccogliere le firme per l'indizione di un referendum contro le centrali atomiche.

L'8 ed il 9 Novembre 1987 si svolse il referendum abrogativo sul nucleare che dette un risultato straordinario:l'80 % della popolazione italiana si espresse contro ed il governo, in sede di approvazione del PEN,deliberò la moratoria nell'utilizzo del nucleare da fissione quale fonte energetica. Fu una grande vittoria

Oggi il governo Berlusconi, con l'art. 7 della l. 133 del 2008 e la l. 99 del 2009, ha formalizzato la scellerata decisione di ritornare al nucleare.

Anche la sicurezza affermata dai tecnologi funziona sempre nel loro "paradiso tecnologico", ma non sempre nel " mondo reale".Rischi di tragici incidenti e di anomalie di funzionamento, problema delle scorie (che nessuno sa realmente risolvere, a meno che non pensiamo di mandarle in Africa, contaminando territori di popolazioni ignare ed innocenti) smantellamento ed interramento delle centrali, militarizzazione dei territori su cui sorgono le centrali, bastano per dire NO al nucleare.

Cosa fare per contrastare la scellerata ed antidemocratica decisione del Centro-Destra?

Dobbiamo, ricalcare i movimenti degli anni 70 ed 80, cercare di incidere a livello politico e, soprattutto, culturale,utilizzare il web, inventarci nuove forme di comunicazione, imporre, la nostra presenza sui media e soprattutto. Scuotere una opinione pubblica oggi assonnata e rassegnata, ma non insensibile ai problemi della salute, della salvaguardia del pianeta e del futuro delle giovani generazioni.

 

di Maria Domenica Boncompagni

 

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