| DIECI ANNI DI DISSONANZE |
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| Mercoledì 19 Maggio 2010 16:01 |
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Insomma meno nomi di richiamo e spazio a nuovi fenomeni elettronici e tendenze, avvicinando ancora di più il festival al trend degli altri appuntamenti europei. Tra i nomi più attesi il padre della techno visionaria Richie Hawtin, il soulman Gil Scott-Heron, resuscitato dopo anni di silenzio con un lifting digitale, e, per la prima volta in Italia, Gonjasufi, artista sulla cresta dell’onda per aver fuso assieme psichedelia degli anni ’70, reggae/ dub e ritmi elettronici innovativi. Giorgio Mortari, fondatore e direttore artistico di Dissonanze, non nasconde il suo entusiasmo e getta uno sguardo al futuro e alla sostenibilità. Mortari, Dissonanze è arrivato alla sua decima edizione. Cosa è cambiato maggiormente durante questi anni? E cosa offre in più questa edizione rispetto alle precedenti? «La musica elettronica è diventata un fenomeno pop, viene utilizzata per festeggiare la vittoria di elezioni presidenziali oppure l'inizio dei giochi olimpici. Noi cerchiamo di offrire dei contenuti, non solo intrattenimento. La nostra è una ricerca costante e ogni anno vogliamo presentare al nostro pubblico una programmazione in grado di offrire uno sguardo sulla contemporaneità, senza seguire troppo il mercato». In che modo un festival come Dissonanze può stimolare il fermento culturale e musicale di questa città? «Abbiamo intenzione di creare un network con altre organizzazioni per realizzare progetti durante tutto l'anno. Tre giorni di festival hanno un forte impatto sulla città ma per stimolare un vero fermento culturale è necessario essere attivi sul territorio in modo più costante. Ci piacerebbe tantissimo organizzare eventi anche in altre città europee: a giugno parteciperemo a un meeting con altri festival a Colonia». Quali sono gli artisti di questa edizione che a suo avviso meritano più attenzione? «Mai come quest'anno direi: tutto. Tengo in modo particolare agli artisti che hanno scelto Dissonanze per presentare nuovi progetti in anteprima oppure in esclusiva: il mito di Gil Scott-Heron, il soul di Jamie Lidell, la psichedelia di Gonjasufi, la techno di Plastikman, l'electro di Neon Indian, l'arte di Nico Vascellari e di Avaf & La Chatte, la tecnologia di Edwin van der Heide e di United Visual Artists». Sempre più festival e concerti adottano scelte "sostenibili" per quanto riguarda l'impatto ambientale. Anche Dissonanze è su questa strada? «Negli ultimi due anni abbiamo cercato di ridurre l'impatto di Dissonanze sul territorio ma non siamo ancora riusciti a trovare un partner disponibile ad aiutarci. Al momento non siamo in grado di sostenere i costi da soli ma resta una priorità che vorremmo realizzare già dalla prossima edizione».
Massimo Andreozzi
Terra Lazio 19 Maggio 2010 |





Dissonanze arriva a dieci. Il 21, 22 e 23 maggio il festival di musica elettronica romano metterà la decima candelina sulla torta e festeggerà presentando al pubblico della Capitale, in tre diverse locations (Palazzo dei Congressi, Ara Pacis e Chiostro del Bramante), un programma decisamente più sperimentale rispetto alle precedenti edizioni.