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Randagismo,tema dimenticato PDF Stampa E-mail
Giovedì 25 Marzo 2010 15:14
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ANIMALI. Nella nostra regione ogni anno quasi ottomila cani entrano nelle strutture sanitarie di ricovero.

La tutela degli animali ha sempre fatto parte di quello che potremmo definire il "pensiero Verde". Essere Verdi non significa essere semplicemente portatori di un ambientalismo asettico e, in qualche misura, cinico. La cultura verde è basata sul rispetto degli altri. E, tra gli altri, un posto di riguardo lo meritano i nostri amici animali, compresi i cani e i gatti, che non incidono certo sul valore del patrimonio faunistico del nostro paese, ma che molto spesso arricchiscono la nostra vita con il loro straordinario affetto. Loro, i nostri amici a quattro zampe, meritano rispetto e il riconoscimento di precisi diritti in quanto esseri senzienti.

 

Questa impostazione ha fatto parte del Dna dei Verdi sin dall'inizio della nostra storia "istituzionale". Nel 1988, quando la tutela ambientale era affidata ad un quadro normativo molto incerto e fumoso e i Verdi erano entrati in Parlamento da appena un anno, proprio i Verdi, in collaborazione con tutte le principali associazioni ambientaliste ed animaliste, promossero la prima grande manifestazione nazionale in difesa di quelli che venivano definiti "animali d'affezione".

E, per la prima volta, i protagonisti erano proprio loro – gli animali – che sfilarono in corteo allegri e giocosi in compagnia dei propri padroni. Fu il primo passo per ottenere un riconoscimento legislativo che si realizzò solo nel 1991, con l'approvazione della legge n. 281 del 14 Agosto 1991, che si prefiggeva prioritariamente l'obiettivo di combattere il randagismo nel nostro Paese. Obiettivo che, purtroppo, è ancora ben lontano dall'essere raggiunto e, nonostante gli incontestabili passi in avanti fatti, c'è ancora molto da fare.

Nel Lazio, ad esempio, c'è una buona legge, ma i volontari delle associazioni animaliste e dei canili che si occupano quotidianamente del problema, sanno bene che la legge da sola non basta. C'è bisogno di una volontà e di un impegno politico e amministrativo, che può essere garantito solo da istituzioni i cui rappresentanti dimostrino una vera sensibilità e attenzione alla delicata questione. I dati del ministero della Salute parlano chiaro: nel Lazio ogni anno quasi ottomila cani entrano nelle strutture sanitarie di ricovero. Un numero elevato, ma che rappresenta solo la punta dell'iceberg del problema.

Ho intenzione di occuparmi con passione di questo. Molte delle persone che lavorano con me e che in questi giorni mi stanno dando fiducia hanno la competenza e le capacità per aiutarmi in questo lavoro e stiamo predisponendo insieme il testo di una proposta di legge regionale con l'obiettivo di ampliare l'ambito di azione della normativa vigente e di introdurre alcune importanti novità. In primo luogo c'è bisogno di trasformare le attuali strutture da lager (a parte qualche lodevole eccezione) in veri e propri parchi per cani e per gatti, dove si possa garantire uno standard minimo di benessere per gli animali abbandonati dai propri padroni.
Un altro aspetto importante da curare è quello dell'informazione e della diffusione della "cultura del rispetto". Il problema del randagismo nasce soprattutto dalla superficialità e dalla disinformazione. Il randagismo non lo crea chi non vuole avere un cane o un gatto (legittima scelta). Il randagismo lo crea chi acquista un cane con la stessa disinvolta superficialità con cui acquisterebbe un qualsiasi bene di consumo. Salvo poi decidere di disfarsene quando si acquista la consapevolezza che vi sono alcune esigenze minime di gestione e, ad esempio, che i cani – guarda un po' – fanno la pipì.

Bisogna quindi intervenire in modo efficace nel settore della "commercializzazione" (termine sgradevole, ma indicativo), sia in quello sanitario, con opportune campagne informative, soprattutto per quel che concerne la sterilizzazione. Anche l'aspetto del controllo e sanzionatorio dovrà essere efficacemente adeguato, utilizzando il più possibile le nuove tecnologie informatiche, anche al fine di rendere più agevole il ritrovamento degli animali effettivamente smarriti.

Da ultimo vorrei poter estendere il regime di tutela introdotto per gli animali domestici anche ai cavalli e agli equini in generale, con la previsione di limiti di utilizzo – si pensi alle "botticelle", ma anche alle manifestazioni e ai palii - in modo da evitare loro sofferenze o eccessivi affaticamenti e con specifiche disposizioni per garantirne il benessere. Un mondo in cui la cultura del rispetto si estenda ai nostri amici animali non potrà che essere un mondo migliore.

Per loro e per noi.

 

di Paolo Piacentini

 

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