| Per l'acqua pubblica. |
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| Mercoledì 10 Marzo 2010 18:47 |
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Con l'approvazione da parte del Parlamento del Decreto Fitto-Ronchi (DL 135/09), che ha definito i servizi idrici locali come prestazioni di rilevanza economica, in Italia l'acqua potabile pubblica è stata sottratta ai cittadini per consegnarla, a partire dal 2011 ed entro il 2013, agli interessi delle grandi multinazionali e farla diventare un nuovo business per i privati. Quasi contestualmente, a Roma, su proposta dal Sindaco Alemanno, l'11 febbraio 2009 il Consiglio Comunale ha approvato la decisione di cedere ai privati il 20% delle quote di Acea S.p.A detenute dal Comune di Roma e facendo così scendere la quota pubblica al di sotto della soglia del 51%.
Il privato, forte del 70% delle quote azionarie, sarebbe il vero e unico gestore del sistema idrico potendo decidere quanto e come investire; e il privato, come tutti i privati, avrà un solo obiettivo: fare profitto. Come sappiamo, l'utile si produce abbassando gli investimenti (qualità del servizio), aumentando le tariffe (30-40% in più) ed intervenendo sul costo del lavoro (licenziamenti e precarietà) come già successo in altri comuni italiani.
La svendita dell'ACEA, voluta dalla giunta Alemanno, presenta soltanto criticità risvolti negativi, poiché è prima di tutto clientelare e priva di trasparenza, in quanto non si prevede una gara pubblica ma solo una trattativa privata; è ispirata da motivazioni affaristiche tese a favorire potentati economici (gruppo Calatgirone, già socio privato di ACEA), e infine causerà un consistente danno erariale al Comune di Roma e conseguentemente a tutti i cittadini (l'ACEA è l'unica azienda in attivo tra quelle comunali). Occorre sollecitare i Municipi ed i Comuni delle Provincie del Lazio a riconoscere, con apposita delibera l'acqua come bene comune pubblico, ed il servizio idrico integrato come servizio pubblico privo di rilevanza economica. L'acqua è un bene di tutti.
di Nando Bonessio |




