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Elettrosmog,ultima chiamata PDF Stampa E-mail
Mercoledì 17 Febbraio 2010 18:23
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Il Consiglio Regionale del Lazio, in regime di prorogatio per l'ordinaria
amministrazione, è alle ultime battute. Si riunirà in questa settimana per l'ultima

volta, poi verrà sciolto e la campagna elettorale accenderà su di sé i riflettori.

Dunque, ancora una chance per approvare progetti e proposte rimasti sospesi o

disattesi.

 

Dopo numerosi appelli lanciati da più parti, nella seduta del 10 febbraio scorso il

Consiglio ha votato il Piano Paesistico del Parco dell'Appia Antica, definendo i

confini dell'area protetta, ma disattendendo sostanzialmente il progetto originario,

che risale nientemeno al 2005, quando assessore era Angelo Bonelli, tenace

ambientalista, che varò una coraggiosa proposta di ampliamento dei vincoli (da

3300 a 5000 ettari!).

Oggi, un'altra "battaglia di civiltà" si affaccia prepotente all'orizzonte; riguarda

ancora l'Ambiente e, più ancora, la Salute dei cittadini del Lazio: è quella contro

l'Inquinamento Elettromagnetico.

Roma, da anni, è ostaggio del deplorevole fenomeno di "Antenna selvaggia", che

le ha attribuito il triste primato di capitale europea per l'elevato numero di

antenne di telefonia mobile (oltre 3 mila!), e che rischia di etichettarla come la più

grande "discarica elettromagnetica del vecchio continente".

Il territorio del Lazio, d'altra parte, non versa in condizioni migliori: numerosi

paesi, borghi e città risultano offesi e abbrutiti dalla presenza di invadenti

"protuberanze elettromagnetiche", che, oltre a rappresentare un vero e proprio

insulto al patrimonio architettonico e paesistico, producono subdole e pericolose

onde inquinanti, a danno delle popolazioni esposte.

Per questo sempre l'allora Assessore all'Ambiente, Angelo Bonelli, aveva creato

un gruppo di lavoro per elaborare un progetto di legge capace di contemperare i

diversificati interessi in gioco, con l'ambizioso obiettivo di regolamentare l'odioso

far west tecnologico.

Nacque la proposta di legge n° 131 "Norme concernenti gli impianti radioelettrici

fino a 300 GHz e gli elettrodotti.", che i Comitati battezzarono delle Tre "P", perché

acquisiva – per la prima volta - elementi di valore come Partecipazione,

Precauzione, Pianificazione!

Approvato dalla Giunta Marrazzo nel febbraio 2006, tuttavia, il testo non ha mai

trovato il suo naturale epilogo nel Consiglio; anzi, nonostante numerose

sollecitazioni pervenute dalla comunità civile, la sensazione è che sia stato

abbandonato a se stesso, insabbiato nelle pastoie dei veti politici incrociati, posti a

vario titolo da chi, più o meno velatamente, difende gli interessi delle multinazionali

delle TLC.

Tutto ciò, nonostante la comunità scientifica più accreditata ed indipendente (vedi

su http://www.noelettrosmogroma.org/documenti.php) segnali da tempo il rischio di un

forte e conclamato aumento di patologie leucemiche e tumorali, con particolare

riferimento ai bambini ed agli adolescenti, fruitori di terminali mobili, cordless e

wireless nonché esposti costantemente a sorgenti di emissione elettromagnetica

(antenne, ripetitori, tralicci, routers ed hot spot wi-fi, ecc,,.).

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Nonostante la stessa scienza segnali sempre più frequenti fenomeni di

elettrosensibilità ed induca i governi europei e mondiali ad adottare misure ed

azioni per ridurre le esposizioni e salvaguardare la salute (solo la Francia

recentemente ha adottato efficaci misure precauzionali).

Dunque, la legge sull'elettrosmog attende da ben 4 anni di essere definitivamente

approvata nell'Aula consiliare della Regione Lazio, in un clima di irresponsabile

indifferenza, che certamente non giova e non fa onore alla maggioranza di governo

della Regione, ma neppure all'opposizione, silente e, dunque, complice.

Pertanto, l'ennesimo appello lanciato in questi giorni dal Coordinamento dei

Comitati romani contro l'Elettrosmog, rappresenta l'ultima occasione per questo

Consiglio Regionale, affinchè porti a compimento la riforma sulla

regolamentazione delle sorgenti di emissione elettromagnetica, con cui porre fine

all'increscioso far west tecnologico in tutto il territorio del Lazio, restituendo

certezza dei diritti e garanzie di salubrità per i cittadini.

 

di Giuseppe Teodoro

 

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